Vampate della menopausa: il ruolo del farmaco MLE4901

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Vampate della menopausa: il ruolo del farmaco MLE4901

Per controllare le vampate della menopausa è stato testato il farmaco MLE4901 da parte di un gruppo di medici londinesi, ed i risultati sono stati pubblicati su Menopause dagli endocrinologi e ginecologi dell’Imperial College di Londra. La ricerca ha aperto la strada alla sperimentazione di una nuova classe di composti che permetterebbe di gestire i sintomi più fastidiosi della menopausa ossia le vampate di calore, si tratterebbe di specifici inibitori del peptide neurochinina 3, in grado di ridurre la frequenza e l’intensità delle vampate senza intervenire sull’equilibrio ormonale. Lo studio londinese è stato condotto su 55 donne di età compresa tra i 40 e i 62 anni con una media di sette episodi di vampate al giorno, questo campione è stato sottoposto ad un trattamento per quattro settimane con 80 milligrammi al giorno del farmaco sperimentale MLE4901 o con un placebo, in seguito i ricercatori hanno scambiato i trattamenti in ogni singola partecipante, senza rivelare l’assunzione né ai medici né alle donne. Dopo una settimana è stato monitorato il numero di episodi evidenziando una diminuzione delle vampate del 45%, in soli tre giorni di terapia, con riduzione di tre quarti della frequenza e di due terzi per quanto riguarda l’intensità. Per approfondimenti si rimanda alla lettura di https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2018/03/14/news/farmaci_vampate_menopausa-191166587/.

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Ulteriori approfondimenti

vampate della menopausa

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Il farmaco sperimentale si è dimostrato in questo modo capace di ridurre nelle pazienti gli episodi di risvegli notturni causati dalle vampate e di diminuire i cali di concentrazione. Anche se la molecola MLE4901 non ha mostrato effetti collaterali si deve ancora appurare la reale efficacia e sicurezza di tale classe farmacologica. Dal momento che l’MLE4901 tende a determinare un rialzo delle transaminasi epatiche potrebbe non essere ben tollerato dal fegato, mentre alcune molecole affini, classificate come parenti stretti della classe farmacologica, non hanno mostrato alcun effetto sul fegato, una scoperta che ha stimolato la sperimentazione clinica negli Stati Uniti.

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